La grande onda di Kanagawa è una xilografia dell’artista giapponese Katsushika Hokusai.
Fu pubblicata per la prima volta tra il 1830 ed il 1831 all’interno della raccolta Trentasei vedute del monte Fuji.
Le principali notizie sull’opera, in meno di cinque minuti:
La grande onda di Kanagawa – Katsushika Hokusai – 1830-1831
Fino alla metà del 1800 il Giappone è stato un’isola. è ancora un’isola, ovviamente.
Ma fino alla metà del 1800, la politica dello shogunato Tokugawa assecondò la natura geografica del paese isolando letteralmente il Giappone dal resto del mondo.
La nazione bastava a se stessa e se ne stava sola come un punto rosso al centro di un infinito foglio bianco.
Nel loro totale isolamento, gli artisti giapponesi avevano perfezionato un modo di fare arte che curosamente si adattava perfettamente alla possibilità di essere trasportato anche dall’altra parte del mondo: la xilografia.
Il disegno, composto solo da linee nere e campi di colore piatto, veniva intagliato su una tavoletta di legno che veniva poi utilizzata come matrice per la stampa sulla carta.
Le stampe in stile ukiyo-e andavano di gran moda. Ritraevano tematiche quotidiane che con un gioco di significati più e meno profondi, ricordavano a tutti la bellezza ma anche la durezza della vita di tutti i giorni.
Ma dall’8 luglio 1853, le cose cambiarono.
Matthew Perry, commodoro della marina militare americana, si presentò nella baia di Tokyo con le sue grandi navi da guerra nere, e chiese, col garbo tipicamente occidentale, che, per evitare le cannonate, l’isolamento del Giappone finisse.
Da quel momento non solo le merci, ma anche l’arte giapponese arrivò in Occidente in modo più sistematico.
I secoli di duro lavoro dei pittori europei sulla prospettiva geometrica, sulla verosimiglianza della rappresentazione, sulla profondità, sul chiaroscuro, sui toni della luce e dell’ombra, venivano spazzati via dalle stampe giapponesi.
Maestro assoluto del genere fu Katsushika Hokusai. Hokusai fu un po’ la versione nipponica dell’artista maledetto, suo contemporaneo europeo. Povero, poi ricco, poi di nuovo poverissimo, visse girando il Giappone, e cambiò nome una decina di volte, anche per sfuggire dagli agguerriti creditori.
Le sue 46 vedute del monte Fuji diventarono popolarissime in Occidente, ed ebbero un’effetto sconvolgente sugli artisti dell’epoca.
Ne La grande onda di Kanagawa, Hokusai nasconde un messaggio universale in un’opera semplicissima, composta da soli tre elementi: il monte, le barche ed il mare.
La montagna sacra, il monte Fuji, protagonista della serie, assiste imperturbabile alla scena. Se ne sta calmo, con la cima coperta di neve, in disparte, a vegliare sugli eventi del mondo.
Le barche, scosse dal mare, sono piene di uomini piccolissimi, con gli abiti blu e le testoline rasate, che faticano a restare a bordo e ad evitare il naufragio.
E poi la grande onda, enorme, con il suo bordo sfrangiato, che sembra stia per artigliare le barche e trascinarle sul fondo.
Hokusai costruisce una scena sublime, nel senso kantiano del termine. La possente forza della Natura potrebbe frantumare da un momento all’altro la fragile resistenza dell’uomo.
Sta per consumarsi la tragedia. Il destino sembra segnato ma tutto potrebbe ancora accadere.
Immortala questo momento di incertezza, Hokusai.
L’attimo prima, in cui c’è ancora speranza.
Suggerisce una lezione eterna senza pedanteria, sintetizzando al massimo composizione e tecnica, linea e colore.
Il massimo della forza artistica, visiva e comunicativa, con il minimo sforzo.